Proposta "Anima italiana" per la Psichiatria italiana.
Si parla molto di disegni di legge per una riforma psichiatrica.
A nostro parere esistono problemi di fondo come un tornare all’ascolto, un come si vive l’intersoggettività e la relazione d'aiuto, sul rispetto della persona e della sua riservatezza (es. il segreto professionale); la necessità delle ASL , DSM ed altre sedi pubbliche di rispondere al cittadino al di là della sue idee e di preconcetti esistenti in questo o quell‘ente pubblico; la necessità di trasparenza (una parola importante: i territori non sono luoghi di conquista di prassi legate ad un’ idea o ideologia particolari..e nel periodo di fine regime in Unione Sovietica si parlava pure di trasparenza, la "glasnost").
Esiste un clima annoso di conflittualità, che a nostro parere subiscono maggiormente i sofferenti ed i loro cari, in quanto degli specialisti e dell’associazionismo pur con il loro carico di lavoro possono - in situazioni contrarie ai propri valori - produrre "evitamento" del collega e "disconferma" delle sue posizioni (forti di proprie militanze e consensi, sebbene diverse identità pratico-culturali esistono e vengono applicate nella pratica..).
Per questa ragione da quasi un anno, anche in riferimento alla volontà di superare le faziosità e di promuovere il dialogo nella Psichiatria tutta come riportato nella nostra traccia di identità del movimento RISM, si è iniziato a scrivere sulla possibilità di richiamo per gli psichiatri pubblici: perché potessero confrontare dati, fatti, e potessero dimostrare abbassamento di liti e riconoscere identità differenti.
C’è inoltre il bisogno di ascoltare i cittadini, non solo i rappresentanti di grandi associazioni; ed ascoltando i molti interessati neppure si possono produrre prassi democratiche troppo dirette (dove es. si decide qualcosa per alzata di mano: telegraficamente).
C’è bisogno che parlino in molti; rispettando i tempi e la riservatezza di ciascuno: un ascolto attento e sensibile, con psichiatri che vengano informati e possano confrontarsi ad altro livello su quanto emerge.
In tal modo anche il materiale istruttorio per dare un peso più adeguato ai disturbi psichici, alle realtà dei territori italiani, e sulle riforme da attuare sarebbe più completo..
Nella divisione anche un'Amministrazione regionale si pone in crisi: si ricorda come nella “specificazione istituzionale” le sedi di un assessorato alla Sanità non avesse riconosciuto una particolare figura professionale inerente il benessere delle persone..e per informazioni i cittadini erano indirizzati alla competenza dell'assessorato al Lavoro.
Nel non confronto, nelle paure dei "non garantiti" e dei più deboli ci sono sempre guide o leaders che possono produrre forme di aggressività come colpevolizzazioni o tenere il muso: realtà che inducono al silenzio.
La nostra proposta “Anima italiana”, è volta al riunire rappresentanti specialisti di ASS/ASL e SPDC italiani in sedi garanti in modo trasversale rispetto a diverse identità clinico-culturali: per esso sono in corso procedimenti di richiesta di Patrocino inteso come appoggio morale (non finanziario) presso sedi centrali dello Stato.
Ravvisiamo nel non voler confrontarsi la realtà di mantenere uno stato di “guerra fredda ignobile”, che può essere asservito all'arroccamento nelle differenti prassi ed al cercare di guadagnare anche in modo “non trasparente” (quasi “cospirativo”)qualche consenso o territorio a sviluppi ritenuti validi o importanti da chi li adotta.
A nostro parere solo nel dialogo trasparente e garante, in sedi pubbliche, patrocinato dalle cariche dello Stato: si può avviare un lavoro originale, abbassare tensioni e faziosità nocive (oramai capaci di suscitare “evidenze cliniche” nocive in chi si percepisce e viene reso come “militante”), porre fine alle più deleterie disconferme tra specialisti di identità culturali diverse, confrontare dati per stabilire almeno qualche criterio di qualità comune.
I precedenti repubblicani del dialogo sono non solo quelli importanti della solidarietà nazionale degli anni ‘70, ma forse le più semplici realtà di audizione di interessati nella tensione a formare più recenti formazioni politiche; così come l’adunata di un intero blocco di categoria può avere un precedente assai recente nella convocazione di tutti i Prefetti italiani presso Istituto di Alti Studi sulla Pubblica Amministrazione a Roma, con la presenza dell’On. Massimo D’Alema.
Si tratta di riconoscere il ruolo pubblico e funzionariale del medico specialista territoriale, che inserito nella Pubblica Amministrazione è soggetto al rispetto del dettato fondamentale della Costituzione italiana; nonché se animato da serio buon senso clinico e professionalità difficilmente potrà negare aprioristicamente un confronto su dati e l’accettazione di un rispettoso sistema di ascolto di interessati (utenti, famigliari, associazioni, ricerche precedenti o parallele,..) i quali testimonino, documentino o propongano realtà di rilievo sulla clinica, sulle politiche sanitarie o di valore etico-morale.
Restiamo a servizio dei lettori!
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