MA QUALE CRISI? (MAGGIO 2009)
Da qualche mese a questa parte una nuova moda sta colpendo l’Italia e gli italiani: parlare e straparlare della cosiddetta “crisi”. Non c’è quotidiano che non offra dotte analisi a proposito, e non c’è programma televisivo o radiofonico che non tenti di nobilitarsi dando la parola a sedicenti esperti che ci parlano della crisi, dei motivi che l’hanno generata e degli strumenti atti a sconfiggerla.
Più o meno come quando si blatera di “olocausto”, di resistenza, di razzismo, di fascismo ed antifascismo, di presunte barbarie naziste, ci vengono propinati assurdi luoghi comuni e verità precostituite dai mezzi di comunicazione di massa, attivando in quella specie di scimmietta ammaestrata che è l’italiano medio i soliti meccanismi che lo portano a ripetere pappagallescamente quando conversa al bar o fra amici i luoghi comuni imparati, utilizzando la solita aria da saccente che non può mancare in chi dice cretinate su argomenti che non conosce ma che pretende di padroneggiare.
Ora, osservando il modo di vivere degli italiani e parlando con amici e conoscenti, mi sorge spontanea una domanda: “Ma di quale cazzo di crisi andate cianciando, emeriti imbecilli?”
Eh già… Li sentiamo blaterare di lavoro che non c’è mentre se ne stanno al bar tranquillamente seduti a buttare soldi, li sentiamo lamentarsi perché hanno dovuto ridurre le loro ferie al mare da 4 settimane e 3, si lagnano del fatto che il prezzo del SUV che sono abituati a guidare è salito, si intristiscono perché il loro reddito mensile è sceso da 10 mila euro a “soli” 8 mila… Intanto, tutti continuano a sfoggiare auto di grossa cilindrata, telefoni cellulari dell’ultima generazione, abiti disgustosi e spesso ridicoli ma firmati, diavolerie infilate nelle orecchie che consentono di ascoltare musica rumorosa 24 ore su 24, computer portatili spesso esibiti solo come status symbol, senza alcuna reale necessità lavorativa… Senza contare l’eterno pianificare di viaggi e gite fuori porta per tutte le future festività e per gli immancabili “ponti” che tutti si inventano con l’approssimarsi di giornate considerate festive.
Per quanto mi riguarda la crisi è tutt’altra cosa; non si patiscono gli effetti della crisi perché ci si possono permettere meno giorni di gite, ma se mai perché non ci si può permettere di muoversi da casa propria neppure per un giorno. Non si entra in crisi perché il reddito mensile si è leggermente abbassato, ma se mai perché ci si ritrova senza alcun reddito da un giorno all’altro; non si subisce la recessione mondiale perché ci si deve accontentare di avere tre automobili in famiglia, ma se mai perché anche il possesso della semplice ed unica utilitaria comincia a diventare troppo oneroso.
In estrema sintesi, scrivo questo articolo perché, a mio parere, in Italia la stragrande maggioranza della popolazione riesce a vivere, spesso senza neppure comprenderlo, fin troppo bene ed addirittura con un tenore di vita superiore alle proprie possibilità, nonostante i piagnistei che si sentono e si leggono in giro; basta guardarsi intorno per capirlo.
La mentalità consumistica instillata nella testa dei cittadini dai potenti, ci porta a gettare al vento risorse che potrebbero consentirci di vivere molto meglio e senza sprechi; e l’impossibilità di continuare a mantenerci tutti i lussi e tutti gli inutili sfizi ci porta a credere di essere in preda ad una profonda crisi, magari piovutaci addosso per colpa degli USA, o di Wall Street, o della Lehman Brothers, o della Cina…
Certo, c’è chi sta provando sulla propria pelle la crisi vera, ma c’è sempre stata e sempre ci sarà la categoria dei più sfortunati che perdono il lavoro o non lo trovano neppure, così come ci sono sempre stati e ci saranno sempre i poveri pensionati che devono campare con cifre da fame a causa di un sistema previdenziale truffaldino e criminale. E sempre ci saranno piccole e medie attività costrette a chiudere dalla concorrenza sleale della grande distribuzione e/o dal comportamento degli usurai legalizzati delle banche italiane e del fisco; ma in questo non c’è nulla di nuovo e non c’è alcun misterioso responsabile che arriva da chissà dove. Unici eterni colpevoli sono il sistema capitalistico, che spinge i cittadini a consumare più di quanto potrebbero permettersi, e la classe dirigente parassitaria espressa dalla politica italiana (ma non solo…), la quale taglieggia in modo sempre più vampiresco la cittadinanza al solo fine di perpetuare e mantenere sé stessa ed i suoi boiardi.
Giusto per fare capire al lettore che sto parlando a ragion veduta, non mi vergogno di dire che da poco più di un mese la mia famiglia è entrata in una crisi nera e vera, a causa della perdita di un appalto da parte della ditta intestata a mia moglie, ma che ci vedeva entrambi impegnati nella gestione e nell’amministrazione della stessa… Nel breve volgere di pochi giorni ci siamo trasformati da famiglia medio borghese con redditi medio alti, in famiglia di poveri cristi con redditi prossimi allo zero e tanti problemi per sbarcare il lunario; e ciò non è avvenuto per oscure crisi venute dagli USA, ma per i classici e consolidati sistemi mafiosi da sempre vigenti in Italia, grazie ai quali i soliti noti possono inventare e truccare gare d’appalto a suon di bustarelle ed irregolarità varie. Dunque, chi scrive queste righe conosce bene la differenza fra la vera crisi e la “crisi” presunta con la quale ci si riempie la bocca per mostrarsi saccenti conoscitori di economia e finanza!
Ma proprio perché sperimento sulla mia pelle queste differenze, mi ribello al luogo comune che tutti utilizzano per nobilitare le proprie amene conversazioni pseudosociali… Non posso accettare che si lamentino della crisi quanti continuano a gettare denaro e risorse varie in spese voluttuarie ed inutili, così come non posso sopportare in silenzio i piagnistei di quanti, pur sopportando la crisi, hanno comunque tutele e garanzie che altri non hanno. Prendiamo ad esempio i soliti lamentosi dipendenti che godono della cassa integrazione e/o di altri ammortizzatori sociali (creati dal Fascismo, è bene ricordarlo ai tanti operai con bandiera rossa che infestano le nostre piazze…); spesso costoro vengono intervistati dai telegiornali e quotidiani, ove piagnucolano perché la crisi li costringe a campare con 8/900 euro mensili di cassa integrazione… Ma senza lavorare! Perché non si parla mai di quanti, come il sottoscritto e consorte, non hanno neppure questa via di fuga dalla crisi, dato che appartengono all’odiata (dai marxisti!) categoria delle cosiddette “partite IVA”? Se qualcuno garantisse a me ed a mia moglie 800 euro mensili pro-capite per non lavorare, lasciandoci tutta la giornata libera per consentirci di guadagnare con qualche extra, mi considererei un fortunato privilegiato, altro che lamentarmi e manifestare! Ma nel Paese di Pulcinella si è persa ogni forma di serietà e di coerenza, così quelli che in realtà sono dei privilegiati perché godono di tutele sociali vengono dipinti come vittime, mentre quanti sono veramente vittime di questo perverso sistema economico e sociale vengono dipinti come affamatori del popolo ed impenitenti evasori fiscali, in quanto titolari di attività imprenditoriali e/o commerciali! Nessuno si occupa della categoria di quanti, come noi, si ritrovano con una ditta aperta sulla carta, ma priva di ogni reddito reale, in quanto imprenditori “per forza”, ovvero possessori di partita IVA che l’hanno aperta solo perché obbligati da chi non voleva assumersi gli oneri derivanti dall’avere un dipendente.
La crisi, per definizione, deve riguardare solo i salariati, anche quelli che guadagnano stipendi da decine di migliaia di euro annui, mentre i cosiddetti “autonomi”, anche quando non sono affatto tali, sono sempre visti come i responsabili della crisi e della povertà diffusa fra i lavoratori dipendenti… Tipico esempio di una mentalità comunista che sopravvive anche alla caduta dei regimi comunisti ed alla progressiva sparizione dei partiti che ancora si ostinano a rappresentare questa ideologia depravata e fallimentare!
Questo atteggiamento assurdo, unito ad un sistema di informazione drogato e mendace, spesso conduce a risultati che sarebbero ridicoli, se non fossero prima di tutto drammatici; si dà voce ai piagnistei di chi campa alla grande grazie alla cassa integrazione e ad un secondo lavoro rigorosamente “in nero”, ma si tace sui drammi reali di chi non ha alcuna tutela sociale e sindacale… I sedicenti lavoratori dell’ex Alitalia diventano tanto famosi da finire nei reality TV pagati a peso d’oro, mentre chi subisce veramente la crisi è condannato all’oblio… I manager delle tante multinazionali truffaldine presenti nel mondo divengono vittime della crisi, nonostante abbiano guadagnato milioni di euro fino al giorno precedente, mentre chi ha lavorato sempre in silenzio per campare dignitosamente viene dimenticato da tutti.
The show must go on, dicono gli amanti della perfida Albione… E tutto prosegue come sempre… Umili lavoratori come il sottoscritto si trovano con l’INPS alle calcagna (chi mi segue ricorderà il mio recente articolo a proposito), mentre i proprietari di discoteche ove si vende droga, si pratica la prostituzione e si vendono bottiglie di champagne ai fessi a 200 euro cadauno, continuano le loro attività senza controllo alcuno, come dimostrato da un’inchiesta andata in onda su Italia 1 grazie alle “Iene” pochi giorni or sono!
Le italiche famiglie che ogni giorno piangono per gli effetti della cosiddetta “crisi” continuano a mandare in giro i loro pargoletti ogni sacrosanta notte della settimana a sputtanare interi stipendi in discoteche, pub e ritrovi vari, ovviamente dotandoli di autovetture nuove ed alla moda, abiti firmati, telefonini dell’ultima generazione ed abbondanti dosi di denaro contante per pagarsi droghe, prostitute e bottiglie di champagne…
Volete vedere con i vostri occhi i risultati della presunta crisi? Accompagnate il sottoscritto a Torino durante il suo giro di lavoro del mattino, dalle 4,30 alle 8,00 circa; noterete che non vi è giorno della settimana in cui non si incontrano pletore di cialtroni sfaccendati e nullafacenti che popolano le notti delle nostre città. Locali aperti tutta la notte, giovani decerebrati ubriachi e gonfi di qualsiasi tipo di sostanza stupefacente che capiti loro fra le mani che corrono su e giù con le auto pagate dai paparini; file di cialtroni che contrattano le prestazioni di prostitute extracomunitarie e persino di squallidi travestiti alla Luxuria; ovunque bottiglie abbandonate e tracce di bivacchi di giovinastri festanti… Per non parlare della costante presenza di legioni di spacciatori di droga magrebini ed africani, sempre alle prese con una nutrita schiera di clienti giovani ed italiani, i quali, evidentemente, non risentono affatto del clima di presunta crisi economica tanto sbandierato. Tutta gente che campa spendendo e spandendo senza lavorare, dato che difficilmente si può pensare che chi passa tutta la notte fuori fino alle prime luci dell’alba si rechi poi al lavoro… O a scuola.
Persino osservando i comportamenti di quanti si recano a scuola o al lavoro ogni mattina ci si accorge di quanto sia un luogo comune quello della “crisi”; mammine giovani e sexy che accompagnano i loro pargoli a scuola su SUV lussuosi, spesso usati per percorrere pochi isolati di strada; bambocci che prima ancora di uscire dal portone di casa hanno già infilato nelle orecchie il lettore I-POD e fra le mani l’immancabile cellulare ultramoderno, con il quale cominciano ad inondare i fessi loro coetanei di sms insulsi e scritti in lingua tribale…
No, cari signori, la crisi non esiste ancora per troppe persone… E mi auguro sinceramente che presto arrivi anche per loro, così capiranno la differenza! Magari alcuni dei genitori che oggi sono lieti e felici di avere in casa dei figli invertebrati ed incapaci cominceranno a spiegare loro che chi non lavora e non guadagna non ha diritto ad automobili, telefonini ed accessori vari; magari qualcuno riscoprirà che la notte è fatta per dormire, non per bighellonare spendendo centinaia di euro mentre, per combattere la noia, si dà fuoco a qualcosa o qualcuno…
E chissà, forse qualcuno ricomincerà a capire quali devono essere i ruoli educativi di padri e madri distribuendo qualche sonoro ceffone e qualche pedata agli invertebrati di cui sopra, al fine di fargli comprendere quali sono i valore veri della vita e soprattutto quali sono i doveri, senza i quali non si può accampare nessun diritto.
Magari un po’ di vera crisi ci riporterà a vivere fra persone civili, senza bulli da quattro soldi che danno fuoco a barboni per divertirsi, con tanto di immondi genitori sempre pronti a difenderli; e magari un po’ di educazione in più eviterà le aggressioni ai danni di maestri e professori “rei” di volere trasformare i pargoletti invertebrati di oggi in uomini di domani…
Che dite, sto sognando? Sarà… Intanto, godetevi la vostra finta crisi… Con tanti auguri dal profondo del mio cuore che si trasformi in una crisi vera!
Carlo Gariglio
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